Inaugurazione mostra "Il potere dell'armonia - Federico II - De arte venandi cum avibus"

“Il potere dell’armonia. Federico II e il De Arte venandi cum avibus”: una mostra nei castelli di Castel del Monte, Bari e Trani per promuovere il leggendario volume federiciano e la sua attualità; musiche scelte da Riccardo Muti, scenografia e illustrazioni di Pizzi Cannella, apparati scientifici e traduzione di Anna Laura Trombetti Budriesi, consulenza scientifica e foto di Ortensio Zecchino


“Il potere dell’armonia. Federico II e il De Arte venandi cum avibus” è il titolo della mostra che si articolerà nei maestosi castelli di Castel del Monte, Bari e Trani.
La mostra, nata da un’idea di Lorenzo Zichichi e Tommaso Morciano, si articola in tre sedi ed è realizzata da “Il Cigno GG Edizioni” e “Novapulia”, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum” e il Centro Studi Normanno-Svevo.
“La figura di Federico II, mitica nella storia della Puglia- dichiara Mariastella Margozzi, direttrice del Polo Museale della Puglia -, è il comune denominatore che lega i tre siti di Castel del Monte, Castello di Bari e Castello di Trani, tutti afferenti al Polo museale della Puglia. Questa mostra, con la sua tematica artistica e scientifica del trattato dell'arte venatoria, permette ai tre siti di fare sistema, rinnovando ad ogni tappa l'interesse per il contenitore, per il tema e per la cultura federiciana in Puglia”.
Un’iniziativa di straordinario spessore culturale che vuol far conoscere al grande pubblico l’opera di Federico II e la sua attualità. Il De Arte venandi cum avibus è un trattato di circa 600 pagine scritto dal più potente e illustre sovrano dell’Europa Occidentale del XIII secolo. Denota la grande attenzione per la cultura e il sapere da parte di Federico II e di tutta la sua corte. Il trattato non ha avuto la fortuna che meritava, in parte per la damnatio memoriae che colpì il casato svevo dopo l’aggressione angioina, in parte per la mole stessa del testo, che anticipava di secoli l’osservazione e lo studio del comportamento degli animali, rimanendo insuperato, per molti aspetti, fino a Konrad Lorenz (1903-1989), fondatore dell’etologia.
“Il sovrano svevo – afferma Ortensio Zecchino, curatore della mostra e autore delle fotografie in esposizione che attualizzano il Trattato - amava andare coi suoi falchi nella splendida natura del Tavoliere e della Murgia, e i tre castelli in cui si svolge la mostra sono tre luoghi di straordinaria memoria federiciana”. Nell’iniziativa sono stati coinvolti, ognuno per l’eccellenza che rappresenta nel proprio campo, quattro personalità di primissimo piano. Il Maestro Riccardo Muti, originario dei luoghi dove si erge Castel del Monte, ha scelto le musiche per accompagnare il visitatore nella visione e nella lettura del Trattato. Ortensio Zecchino, presidente dell’Enciclopedia Fridericiana della Treccani, oltre ad aver svolto in questa mostra la duplice veste di consulente scientifico del percorso e di autore delle fotografie che attualizzano il Trattato, ha realizzato buona parte degli
scatti proprio nei luoghi in cui Federico II era uso andare a caccia. Anna Laura Trombetti Budriesi, ordinaria di storia medievale all’Università di Bologna e massima specialista del Trattato, avendone curato l’edizione critica e la prima traduzione completa in italiano, ha realizzato l’apparato scientifico su cui si snoda la mostra (gli allestimenti e i prodotti multimediali sono progettati e realizzati dall’architetto Elena Giangiulio della “Syremont Spa”, coadiuvata dalla direzione artistica de Il Cigno). Piero Pizzi Cannella, fondatore della Nuova Scuola Romana e uno dei maggiori esponenti dell’arte figurativa (si è appena conclusa la sua mostra nel Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo), ha dipinto le pagine del manoscritto e una monumentale scenografia (allestita a Castel del Monte), oltre ad esporre le “opere veggenti”, ossia quelle tele che mantengono viva la tradizione federiciana anche nella pittura contemporanea.
“Castel del Monte fa parte della mia vita, totalmente – scrive il Maestro Riccardo Muti - . Ricorderò sempre la prima volta che lo vidi. Avevo circa 7 anni. Mio padre decise di portare tutta la famiglia a visitare il castello. Partimmo nella notte da Molfetta - con una carrozza, quelle di un tempo trainate dal cavallo - e arrivammo al mattino. Quando aprirono le tende della vettura vidi Castel del Monte, una folgorazione. Per l’imponenza, per la sua assurdità agli occhi di un bambino, mi impressionò enormemente. Mi sembrò caduto dal cielo. Rimasi talmente colpito che da allora ho pensato al Castello come un punto di riferimento nella mia vita. Ancor più quando ho cominciato a leggere, a dedicarmi a tutti i misteri che circondano questo monumento carico di storia, di domande e di interpretazioni diverse tra loro, definito un “libro in pietra” e, dopo tanti secoli, non ancora “decifrato” del tutto. Ancora oggi Castel del Monte è per me un punto di riferimento assoluto; nel mio ufficio di direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Chicago, ho alla parete una grande immagine che lo mostra come è adesso, ristrutturato”.
“Il mio amore per Castel del Monte – aggiunge il Maestro Muti - mi ha spinto ad acquistare un piccolo terreno, con alcuni trulli, da cui è visibile il “libro di pietra”. Da queste “casedde”, come sono chiamate, guardo il Castello. Le ho ristrutturate rispettando la loro storia e l’originale architettura perché rappresentano una antica cultura e una parte meravigliosa della nostra Italia. Esse sono il senso vero e profondo della Bellezza, come la Puglia dimostra e come Federico ha insegnato al mondo”.
Il visitatore potrà visionare la nuova edizione in italiano del Trattato federiciano. Ci si potrà immergere nella vita e nelle passioni di Federico II, usufruendo di un originale percorso iconografico che alterna miniature medievali a fotografie e dipinti, nell’ambito di un’esperienza accompagnata dalla musica.
“Il trattato fridericiano – prosegue Ortensio Zecchino - è frutto non solo di studi approfonditi (comprensivi della traduzione in latino di importanti trattati arabi sulla falconeria), ma anche di una di una lunga e appassionata pratica diretta. L’elevazione di Foggia a ‘città imperiale’ e la Puglia a terra prediletta – notorio il suo appellativo di Puer Apuliae – è dovuta al fatto che quella regione offriva habitat ineguagliabili per le prede, soprattutto animali acquatici, e falchi. Al di là delle tante e varie suggestioni e della sua utilità pedagogica per chiunque voglia praticare ancor’oggi la falconeria, il trattato di Federico va riconosciuto come un’opera di scienza ‘moderna’”.
“La falconeria - afferma Anna Laura Trombetti Budriesi - occupò gran parte del tempo di Federico II, tutto quello che poteva strappare agli affari di Stato: la considerò una scienza e volle elevarla al rango di ars venandi, perfetta sintesi di conoscenze teoriche e abilità pratiche. Nell'opera scrive che si tratta di una disciplina elaborata e complessa e per questo assolutamente riservata ai nobili che ne potranno trarre ampi vantaggi nella loro vita. Per le difficoltà presentate rispetto alle altre venationes (i rapaci sono difficilissimi da addestrare) la caccia con i rapaci è, secondo Federico II,
un’attività molto utile all’arte di governo, perché richiede la capacità di domesticazione e la conoscenza del territorio”.
In una lettera di Federico II al figlio Corrado IV si legge: “Ai signori del mondo e ai re non basta la sola discendenza nobile, se la nobiltà d’animo non aiuta la stirpe elevata e un’attività onorevole non dà lustro al principato. […] Smettiamo immediatamente di essere re se, privandoci della cautela dei re ci comportiamo come dei privati cittadini, piuttosto che governare”.
“La caccia coi rapaci, dunque, non è solo un passatempo di alto livello, è un'attività altamente formativa, che conferma la nobiltà di chi la insegna ed esalta quella di chi la apprende”, conclude Trombetti Budriesi.
La mostra si articola in tre tappe: Castel del Monte accoglierà il visitatore e lo proietterà nel Trattato federiciano privilegiando le pitture di Pizzi Cannella; a Bari sarà fruibile la straordinaria campagna fotografica condotta da Ortensio Zecchino, in buona parte nella Murgia e nel Tavoliere; Trani privilegerà la multimedialità, con i video che consentiranno di passare dalle pagine originali del Trattato alla traduzione e lettura delle pagine del Trattato. Saranno presentate anche le traduzioni del Trattato in arabo (per la prima volta in forma integrale) e in italiano.
Le cerimonie di inaugurazione si terranno mercoledì 6 giugno alle 19.00 a Castel del Monte, mercoledì 13 giugno al castello di Bari e lunedì 18 giugno in quello di Trani alle ore 17.30. Interverranno la direttrice del Polo Museale della Puglia, Mariastella Margozzi, la direttrice di Castel del Monte, Elena Saponaro, la direttrice dei castelli di Bari e di Trani, Rosa Mezzina, i curatori della mostra Anna Laura Trombetti Budriesi e Ortensio Zecchino, i gestori della concessione Tommaso Morciano e Lorenzo Zichichi.

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Arte e Matematica a Castel del Monte

Domenica  5 novembre 2017, nell’ambito dell’iniziativa Mibact #domenicalmuseo giornata ad ingresso gratuito in tutti i siti culturali statali, Nova Apulia ha organizzato presso Castel del Monte un’attività didattica dal titolo “Arte e Matematica a Castel del Monte” .
 
Tale  attività tratterà dell’Arte e della Matematica e di come entrambe siano state ampiamente utilizzate nella costruzione di Castel del Monte.
L’attività, rivolta sia ai bambini dai 6 anni in su che agli adulti, comprende un visita guidata ed un’attività pratica.
L’esperienza parte dalla forma geometrica dell’ottagono, che ogni partecipante realizzerà praticamente attraverso ricostruzioni grafiche.
 
Nella stessa giornata alle h 11.00 si terrà nella sala convegni del castello (sala 3  del pianterreno) la presentazione del libro “ITINERARI MATEMATICI IN PUGLIA” a cura dell’autrice, la docente di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Matematica dell’Universita’ degli Studi di Bari, edito da Giazira Scritture.
 
Due gli appuntamenti previsti per partecipare a questa originale attività didattica, previsti al mattino alle h 11.45 ed il pomeriggio alle h 16.00
 
Per prendere parte all’attività occorre telefonare al bookshop Nova Apulia di Castel del Monte al 388.3026000 o via mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Giornate Europee del Patrimonio a Castel del Monte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 23 settembre 2017 nell'ambito delle Giornate Europee del Patrimonio Castel del Monte resterà aperto anche di sera dalle h 20.00 alle h 23.00 ( la biglietteria chiude alle h 22:30) e l'ingresso in questa fascia oraria costerà solo € 1,00. La Nova Apulia a partire dalle h 20,00 organizza una visita guidata tematica che evidenzierà le relazioni tra l'architettura del castello e l'astronomia. Necessaria la prenotazione al 388.3026000, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Mostra "NINO LONGOBARDI - APPARENZE" - Castel del Monte

Castel del Monte Polo museale della Puglia
27 aprile - 30 ottobre 2017 Mostra "NINO LONGOBARDI - APPARENZE"

"Con le opere di Nino Longobardi esposte a Castel del Monte e a Palazzo Sinesi, la morte torna in vita attraverso una rappresentazione che sdrammatizza il referto definitivo della scomparsa e ipotizza invece un suo riscatto mediante la sorpresa d’innesti sorprendenti e carichi d’ironia"- Achille Bonito Oliva.
 
La scultura di Nino Longobardi dialoga con i misteriosi spazi di Castel del Monte e si estende nel Museo Archeologico di Palazzo Sinesi a Canosa di Puglia nella mostra dal titolo “Apparenze”, curata da Achille Bonito Oliva e voluta dal Polo Museale della Puglia  in collaborazione con Nova Apulia.
La mostra di Longobardi, coordinata da Dafna Napoli, si sviluppa in percorso di oltre venti opere distribuite tra esterni ed interni nei due livelli del castello fatto erigere dall’imperatore Federico II di Svevia nel XIII secolo.
Temi come la metamorfosi e il superamento dei limiti spaziali caratterizzano tutta la ricerca di Nino Longobardi che, attraverso la scultura, riesce ad attivare ribaltamenti di senso della materia e delle convenzioni di pensiero. 
Scheletri, ossa, arti sospesi, creano un cortocircuito nell’innesto di materiali diversi e inaspettati come bicchieri, imbuti, strumenti musicali. Sequenze di teschi formano un coro, una testa adagiata su un piano evoca un poeta, una grande scultura collocata all’aperto presenta un Cristo deposto dalla croce e adagiato sul pavimento, sotto il cielo ottagonale del castello.
Diversi i lavori site specific, come il calco di un corpo umano che rimanda al pisano Fibonacci ed ai suoi studi sui numeri e le sequenze matematiche.
E’ un omaggio a Federico II l’opera “Gute Schlafen Federico”, dove idealmente l’imperatore riposa su un letto posato su stratificazioni di oggetti, proprio nel castello da lui più amato. 
La mostra si estende a Palazzo Sinesi di Canosa di Puglia, dove Longobardi ancora una volta si confronta con la storia, presentando lavori pittorici inseriti nella preziosa collezione archeologica.

Libero da qualsiasi condizionamento accademico, Nino Longobardi (Napoli, 1953) ha nutrito la sua formazione soprattutto attraverso la frequentazione di artisti come Carlo Alfano e Joseph Beuys, critici come Filiberto Menna e Achille Bonito Oliva e galleristi internazionali. In particolare l’incontro, nel 1968, con Lucio Amelio apre un sodalizio che continuerà fino alla scomparsa del gallerista nel 1994. Nel 1980, subito dopo il terremoto in Campania, crea l’opera “Terrae Motus” – ora in collezione al muso MADRE di Napoli - che darà il via alla creazione dell’omonima celebre mostra. 
Nell' 82 partecipa ad Italian Art Now : an American Perspective, al Guggenheim di New York, ed a Avanguardia e Transavanguardia alle Mura Aureliane a Roma. Seguono le mostre all'Istituto d'Arte Contemporanea di Boston e alla Fondazione Mirò di Barcellona ('83), alla Nationalgalerie di Berlino ('86), al Grand Palais di Parigi ('87) e al Museo d'Arte Contemporanea di Copenaghen ('88). Diverse le personali come a Palazzo Reale di Milano (1998) a Castel Nuovo di Napoli (1999), alla Galleria Civica di Modena (2000) e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2001). Nel 2013 espone al Museo Nazionale di Capodimonte. Nel 2015 partecipa alla 56^ edizione della Biennale di Venezia, invitato da Vincenzo Trione nella mostra Codice Italia nel padiglione nazionale.
 
La mostra s’inserisce in un’articolata offerta culturale del Polo Museale della Puglia che prevede inediti abbinamenti tra arte contemporanea e musica. In programma a partire dal mese di aprile: al Castello Svevo di Bari una mostra omaggio al grande tenore Tito Schipa curata da Tito Schipa Jr e Gianni Carluccio e organizzata da Nova Apulia. Sempre al Castello Svevo di Bari saranno esposte le fotografie di Carlo Gavazzeni Ricordi.  Nel Castello Svevo di Trani l’esposizione di Brian Eno, curata da Valentina Bonomo. Nel Castello di Gioia del Colle le opere di Umberto Mastroianni e all’Acropoli del Parco Archeologico di Egnazia quelle di Gregorio Botta. Le esposizioni sono organizzate da Il Cigno GG Edizioni in collaborazione con Nova Apulia. 

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